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Come “produco” il miele

Apro l’arnia e ci guardiamo:
cucu… dove sono le mie apine?!

Per sfatare ogni dubbio – qualora ci sia – specifico che l’apicoltore non “ruba” il miele che serve alle api. Istintivamente le api tendono a produrre molto più miele di quello che serve alla loro famiglia. L’apicoltore offre loro una casa, le cure se sono malate e prende quel surplus produttivo. In casi speciali può anche mettere a loro disposizione delle api apposite sostanze zuccherine per alimentarle, qualora ve ne sia la necessità: che non vuol sempre dire mancanza di miele. A volte non riescono ad assumere il miele, forse perchè troppo duro, mentre lo sciroppo o il candito fornito loro dall’apicoltore è di pronto utilizzo.

Detto questo.

Estraggo il miele per centrifugazione a freddo di favi a completa maturazione.
Cosa vuol dire?! Prendo i telaini – favi – dove il nettare è stato completamente trasformato e concentrato, ovvero dove il miele è maturo, pronto, chiuso nelle cellette con un piccolo tappo di cera – l’opercolo. Porto i telaini in sala di smielatura, ovvero una stanza attrezzata per smielare, estrarre il miele.

Con un coltello asporto la cera che sigilla le cellette contenenti il miele. Questa operazione è la disopercolatura. Posiziono i telai con i favi nello smielatore: un’apposita centrifuga in acciaio inox che girando fa uscire, per forza centrifuga, il miele dal suo alloggio. La centrifuga opera a temperatura ambiente, per questo si dice a freddo, senza surriscaldamento del miele, in modo da mantenerne le caratteristiche del prodotto inalterate. La centrifuga viene fatta girare sia in senso orario che antiorario in modo da liberare completamente i favi. Tramite un rubinetto posizionato sul fondo della centrifuga raccolgo il miele in appositi secchi.

Il miele viene quindi filtrato per eliminare cera ed eventuali impurità (polline, propoli, schegge di legno) e lasciato nei secchi o nei maturatori a “maturare” per una decina di giorni almeno. Questa fase non prevede una vera e propria maturazione del miele, bensì una decantazione. Durante la fase di centrifugazione il miele ingloba micro-bollicine di aria: con la decantazione queste micro-bollicine vengono a galla formando una schiuma bianca, che se fosse nel barattolo non sarebbe gradita agli occhi del consumatore. Segue dunque la schiumatura, l’asportazione della schiuma e dello strato superficiale del miele.

A questo punto il miele è pronto per essere imbarattolato, etichettato, donato…

Come per molti altri prodotti agricoli, la produzione di miele è un’incognita.

L’andamento climatico influenza le fioriture. E anche in presenza di fioriture abbondanti la pioggia o le basse temperature possono impedire o ostacolare le api a bottinare i fiori, come è successo quest’anno con la fioritura dell’acacia, oppure possono far sì che le api, per mantenere la temperatura interna dell’alveare e per il fatto di non poter bottinare a sufficienza, consumino buona parte del miele che avevano portato a melario.

Quest’anno è successo anche questo.

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